QUANDO L'ARTE INCONTRA LA PSICOLOGIA

QUANDO L'ARTE INCONTRA LA PSICOLOGIA

RACCONTO DI JORGE BUCAY

Io appartengo da sempre al mondo dell’arte e a 20 anni, quando studiavo all’università storia dell’arte e ammiravo la bellezza delle sculture, delle tele e degli affreschi, la psicologia è venuta a trovarmi!

In che modo? Attraverso la passione per la crescita personale e il desiderio di occuparmi dell’opera d’arte più importante in assoluto, me stessa e la mia Vita. 

Mi ricordo che allora amavo immergermi nella lettura di testi che mi facevano riflettere sulla divina natura dell’essere umano. 

Ne propongo oggi uno, tratto dal libro di Jorge Bucay, Lascia che ti racconti. Storie per imparare a vivere, che descrive molto bene la tendenza a giudicarci costantemente. 

La buona notizia è che abbiamo il potere di uscire dalla prigione dell’autocritica e ritornare a noi stessi. Se iniziamo a conoscerci, a scoprirci, ad amarci, a porci domande quali "Chi sono veramente? Quali sono i miei desideri più profondi? Cosa fa battere il mio cuore? Cosa mi piace e mi fa stare bene? Quali sono i miei talenti?" e a dare loro una risposta autentica ecco, allora siamo sulla strada che ci conduce ad una vita piena e appagante! 

La stessa Bellezza che cogliamo nei tramonti, nell’arte, nella natura o nel volto di chi amiamo la possiamo cogliere nel rapporto con noi stessi. 

 

Buona lettura! 

 

AUTORIFIUTO 

Ero lì fin dal primo momento, nell’adrenalina che circolava nelle vene dei tuoi genitori quando facevano l’amore per concepirti, e poi nel fluido che tua madre pompava al tuo piccolo cuore quando eri soltanto un parassita. 

 

Sono venuto da te prima che sapessi parlare, ancora prima che potessi capire qualcosa di quello che gli altri ti dicevano. C’ero già quando goffamente tentavi di muovere i primi passi davanti allo sguardo burlone e divertito di tutti. Quando eri privo di protezione, esposto, quando eri vulnerabile e bisognoso. 

 

Sono apparso nella tua vita tenendo per mano il pensiero magico; mi accompagnavano le superstizioni e le formule magiche, i feticci e gli amuleti… i bei modi, le abitudini e la tradizione… i tuoi maestri, i tuoi fratelli e i tuoi amici… 

 

Prima che sapessi che io esistevo ho diviso la tua anima in un mondo di luce e in un mondo di ombra. Un mondo di ciò che è bene e un mondo di ciò che non è bene. 

 

Io ti ho provocato il senso della vergogna, io ti ho mostrato tutto quello che in te è difettoso, brutto, stupido, sgradevole. Io ti ho appiccicato l’etichetta di “diverso”, quando per la prima volta ti ho sussurrato all’orecchio che qualcosa in te non andava bene. 

 

Esisto fin da prima della coscienza, fin da prima del senso di colpa, fin da prima della moralità, fin dal principio del tempo, quando Adamo si vergognò del proprio corpo accorgendosi di essere nudo… e si coprì! 

 

Sono l’invitato non voluto, il visitatore indesiderato eppure sono il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Sono diventato potente con il passare del tempo, ascoltando i consigli dei tuoi genitori su come avere successo nella vita. 

 

E osservando i precetti della tua religione, che ti dicono che cosa fare e cosa non fare per poter essere accettato da Dio nel Suo seno. E subendo gli scherzi crudeli dei tuoi compagni di scuola quando ridevano delle tue difficoltà. E sopportando le umiliazioni dei tuoi superiori. E guardando allo specchio la tua figura sgraziata per poi paragonarla a quella dei “famosi” che si vedono in televisione. 

 

E ora finalmente, potente come sono e per il semplice fatto di essere donna, di essere negro, di essere ebreo, di essere omosessuale, di essere orientale, di essere handicappato, di essere alto, piccoletto o grasso… posso trasformarti in un mucchietto di spazzatura, in rifiuti, in un capro espiatorio, nel responsabile universale, in un maledetto bastardo schifoso. 

 

Generazioni e generazioni di uomini e donne mi sostengono. Non puoi liberarti di me. La pena che cagiono è talmente insostenibile che per sopportarmi dovrai passarmi ai tuoi figli, così che mi passino ai loro figli per i secoli dei secoli. 

 

Per aiutare te e la tua discendenza mi sono camuffato da perfezionismo, da alti ideali, da autocritica, da patriottismo, da moralità, da buoni abitudini, da autocontrollo. 

 

La pena che ti cagiono è talmente intensa che vorrai rinnegarmi, e per farlo tenterai di nascondermi dietro alle tue personalità, dietro alle droghe, dietro alla tua lotta per il denaro, dietro alle tue nevrosi, dietro alla tua sessualità indiscriminata. Ma non importa quello che farai, non importa dove andrai. Io sarò lì, sempre lì. Perché viaggio insieme a te giorno e notte senza sosta, senza limiti. 

 

Io sono la causa principale del senso di dipendenza, della possessività, dello sforzo, dell’immoralità, della paura, della violenza, del delitto, della follia. 

 

Io ti ho insegnato la paura di essere rifiutato e con questa paura ho condizionato la tua esistenza. Dipendi da me per continuare a essere la persona ricercata, desiderata, applaudita, gentile e piacevole che oggi mostri agli altri. Dipendi da me perché io sono il baule dove hai nascosto gli aspetti più sgradevoli, più ridicoli, meno desiderabili di te stesso. 

 

Grazie a me hai imparato ad accontentarti di quello che la vita ti dà, perché dopotutto qualunque cosa tu viva sarà sempre di più di quello che credi di meritare. 

 

Hai indovinato vero? Sono il senso di rifiuto che provi verso te stesso. 

SONO IL SENSO DI RIFIUTO CHE PROVI VERSO TE STESSO. 

 

Ricorda la mia storia… Tutto cominciò quel giorno grigio in cui hai smesso di dire con orgoglio “IO SONO!” e, vergognoso e impaurito, hai chinato la testa e hai sostituito le tue parole, i tuoi gesti con un pensiero: “IO DOVREI ESSERE…”